altri profughi

Nelle ultime due settimane gli sbarchi di migranti sulle coste Siciliane è continuo.

I media hanno molto parlato dell’arivo, in condizioni disastrose di una 15 di profughi Somali.Essi sono stati ricoverati presso l’ospedale civico di palermo.

Nei prossimi giorni saranno dimessi: si apre il problema dell’iter burocratico per la garanzia dei loro diritti.

Le associazioni di volontariato e i servizi per i rifugiati si sono mobilitate per garantire che questi diritti vengano tutelati.

La questura di palermo ha collaborato in questa direzione.

Permangono i problemi relativi all’accoglienza e allo sradicamento.

Migranti: quali linee strategiche di intervento?

Nel pensare un intervento organico rispetto agli immigrati nel Comune di Palermo, è condizione preliminare tenere conto di una particolarità (ovviamente non riferibile solo a questo Comune): il contesto di inserimento di soggetti socialmente deboli (gli immigrati) avviene in un contesto a forte presenza di soggetti deboli locali e con cultura storica di tipo mafioso.

I servizi da attivare sul territorio devono garantire un accompagnamento che tenga conto di tale contesto, favorendo percorsi legali, di solidarietà e di rete, che evitino ogni assistenzialismo e clientelismo e approssimazione professionale e metodologica.

Un secondo presupposto fondante dell’intervento a favore dell’integrazione della popolazione migrante è il coinvolgimento sia nella fase di rilevazione dei bisogni che nella progettazione e valutazione degli interventi delle comunità migranti locali.

La valutazione delle priorità d’intervento deve essere concertata non solo da servizi, terzo settore e istituzioni, ma deve prevedere, secondo il principio della sussidiarietà, il coinvolgimento diretto dei migranti.

Scegliamo di mettere in evidenza gli ambiti di lavoro, progettazione, intervento politico in relazione ai soggetti migranti focalizzandoli al riconoscimento, alla difesa e all’espressione dei diritti/doveri degli immigrati, nel quadro della “legalità”.

Livello 0

Conoscenza e formazione Ricerca e monitoraggio:

- Formazione degli operatori di associazioni, cooperative ed istituzioni

- Il fenomeno migratorio e il contesto mondiale

Livello 1

Diritto alla vita

- Possibilità di essere compresi (mediatori presenti nei luoghi di arrivo, sbarco)

- Prima assistenza legale (diritto di asilo..)

- Assistenza sanitaria in emergenza

- Risposta ai bisogni primari in emergenza (cibo, acqua, sonno)

- Sedi di prima accoglienza

Lobby ed advocacy di soggetti della società civile organizzata e non per costruire politiche di accoglienza

Livello 2

Diritto all’inserimento

- Accoglienza

- Assistenza legale – diritti e doveri

- Conoscenza del contesto (dove vivo, servizi, scuole, tempo libero, cultura)

- Alloggio (possibilità abitative, forme di tutela..)

- Possibilità di apprendere la lingua Italiana

-Scuola (inserimento scolastico dei bambini, istruzione superiore e Universitaria) Riconoscimento titoli e competenze

- Lavoro (informazione, inserimento, diritti, doveri, bilancio delle competenze)

- Sanità (diritto alla cura, relazione tra le diverse modalità culturali di approccio alla salute, maternità, profilassi)

- Possibilità di associazione interno alle comunità migranti, tutela della propria tradizione culturale, radicamento – aggregazione, espressione culturale e politica

- Riconoscimento della diversità reciproche come valore

-Protezione dalla criminalità

Lobby ed advocacy di soggetti della società civile italiana e migrante organizzata e non per costruire politiche di inserimento efficace e funzionale

Livello 3

Diritto alla Cittadinanza

- Associazionismo integrato

- Interculturalità e contaminazione

- Piena cittadinanza (partecipazione alla vita politica, voto)

- Realizzazione del proprio progetto di vita nel rispetto del contesto

- Relazione con i paesi di origine

Lobby ed advocacy di soggetti della società civile migrante organizzata e non per costruire politiche di cittadinanza attiva

La vicenda dei profughi Sudanesi - Passaggi salienti

Durante la tarda primavera ed estate una vicenda particolare ha allarmato le associazioni più sensibili e l’opinione pubblica. Un gruppo di 49 sudanesi richiedenti asilo si è ritrovato senza un tetto, del cibo e dell’acqua a causa della totale assenza a Palermo ed in Provincia di Centri di Accoglienza regolarmente istituiti e di altre misure di assistenza ai sensi dell’art. 40 della legge 286/98, rimasto sostanzialmente invariato dopo gli emendamenti della Bossi-Fini.

L’unico centro che al momento accoglie immigrati presso la propria struttura è gestito da un privato e i sudanesi hanno scelto di andare via dal Centro perché ritenevano che alcuni loro importanti diritti non fossero rispettati.

La vicenda ha fatto emergere urgentemente la complessa problematica dei richiedenti asilo ed evidenziato l’assenza di risposte adeguate da parte dell’amministrazione regionale, provinciale e comunale. Pur non essendo porto di sbarco dei profughi provenienti dall’Africa centrale e orientale, Palermo svolge un ruolo trainante nell’attrarre immigrati da molte province siciliane e a volte anche da Calabria e Puglia.

Per questa ragione la vicenda dei sudanesi ha fatto emergere da un lato la necessità di improntare una soluzione immediata e specifica al problema dei sudanesi, e dall’altro l’urgenza di dotarsi di misure adeguate per l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati. L’improvviso attacco all’Iraq sta inoltre provocando la fuga di molti profughi per cui sia in Italia che in altre parti d’Europa sarà necessario approntare programmi di assistenza speciali, come è previsto dall’art. 20 della legge 286/98.

Il gruppo, ed in particolare il Cepir, ha seguito la vicenda secondo due tipi di intervento: da un lato l’assistenza legale, l’assistenza presso le Questure e Prefetture, la mediazione con i servizi del territorio; dall’altro la rappresentanza presso il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione che ha sede presso la Prefettura della Provincia di Palermo e di cui fanno parte rappresentanti delle istituzioni locali, delle autorità di polizia e delle associazioni maggiormente rappresentative nel campo dell’immigrazione.

Nei primi incontri presso il Consiglio le amministrazioni locali non hanno saputo dare immediata risposta al problema della sistemazione alloggiativa dei sudanesi che tuttora si trovano in una struttura non legalmente riconosciuta messa a disposizione da un gruppo di ragazzi che si sono tempestivamente impegnati nell’assisterli. L’amministrazione comunale non è riuscita a trovare alcuna soluzione dal punto di vista della sistemazione alloggiativa, mentre ha dato l’assistenza del Banco Alimentare e di fornitura di acqua. La risposta concreta è arrivata finalmente da parte della Provincia che si impegnata concretamente nella ricerca di alcune strutture adeguate a ospitare temporaneamente i profughi. Al momento i sudanesi sono in attesa che la Provincia possa ultimare i vari passaggi burocratici e faccia ultimare gli adeguamenti definitivi di una delle strutture che li ospiterà.

In sintesi:

Attori coinvolti

Enti Istituzionali coinvolti: Prefettura (visto che sono richiedenti asilo)

Comune di Palermo che deve occuparsi dei centri di accoglienza

Provincia di Palermo che ha competenza sui rifugiati

Ministero degli Interni Italiano perché i centri sono autorizzati da questo ministero

Associazioni/gruppi territoriali coinvolti:

CISS

CEPIR (in quanto richiedenti asilo)

Chiesa di S. Chiara (che li ha ospitati in per qualche tempo, e che da sempre accoglie immigrati)

Laboratorio Z attuale luogo che ospita i sudanesi

Comunità Sudanese

Il gruppo dei Sudanesi coinvolti (circa 50) in queste ultime settimane ha aumentato la propria consapevolezza in termini diritti negati e ha aumentato la propria capacità di fare richieste e domande concrete. Il gruppo di lavoro ha seguito questa crescita e si è trovata di fronte una serie di contraddizioni e responsabilità sfuggenti:

Gli enti si rimbalzano la palla tra loro e sembra che nessuno sia pienamente responsabile

Ci siamo chiesti chi ha la responsabilità di rispondere, se ci sono modalità differenti dalla protesta per avere attenzione e risposte, dove vanno a finire i soldi impegnati su questo capitolo, se è possibile che i gruppi di comunità migranti possano contribuire alla definizione delle modalità e degli strumenti che riguardano questi ambiti (centri di accoglienza, accoglienza…)

Il gruppo sudanese ha anche formulato delle proposte per la risoluzione del problema (rilanciate dal CISS in sede Provinciale) ma sono cadute nel vuoto.

Come referenti del gruppo di lavoro ci siamo chiesti come continuare questo lavoro che dovrebbe aumentare la consapevolezza delle comunità migranti, la loro competenza in quanto cittadini attivi di un nuovo Stato, se poi le istituzioni che dovrebbero curare questo passaggio, garantire questi diritti giocano

CISS, Cooperazione Internazionale Sud Sud

Il CISS, Cooperazione Internazionale Sud Sud, è una Ong, associazione senza fini di lucro, fondata nel 1985, con atto notarile del 11/04/1986; dal 1989 è riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e dall’Unione Europea. Il CISS è, quindi anche, a tutti gli effetti di legge, una O.N.L.U.S.La finalità principale dell’Associazione è intervenire sulle tematiche dello sviluppo, a favore delle fasce di popolazione più emarginate, in Italia e nei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo.

Inoltre, l’Associazione riconosce una speciale importanza a tutte le attività formative ed educative che possano portare alla creazione di una nuova coscienza della solidarietà; il CISS è quindi presente da quindici anni nelle scuole, con interventi destinati sia agli studenti che alla formazione degli insegnanti. Opera, anche, con interventi di informazione generale, sensibilizzazione e formazione.

Dalla sua fondazione ad oggi il CISS ha già realizzato o ha ancora in corso, a livello internazionale, 46 progetti della durata di due o tre annualità e più di 200 interventi di più ridotte dimensioni, e, a livello europeo, 11 progetti e circa 150 iniziative di informazione e sensibilizzazione specifiche, coinvolgendo direttamente in totale oltre 750.000 persone, e mobilitando un ammontare complessivo di risorse economiche di oltre 20 milioni di euro.

I progetti di cooperazione internazionale si sono realizzati, o si stanno ancora realizzando, in Albania, Bolivia, Brasile, Costa D’Avorio, Cuba, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, Italia, Kenya, Sudan, Macedonia, Marocco, Mauritania, Palestina, Perù, Repubblica Del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Tunisia, Uruguay e Venezuela.

I progetti sul territorio, oltre a realizzarsi in Sicilia, hanno spesso una ricaduta nazionale ed europea.

Il CISS dispone di tre sedi in Italia (Palermo, Catania e Napoli) e uffici e personale in America Centrale e Caribe (El Salvador, Honduras, Guatemala e Cuba), America del Sud (Brasile e Venezuela), Area Mediterranea (Palestina e Marocco), Africa Subsahariana (Repubblica Democratica Del Congo, Mauritania e Regione dei Grandi Laghi) Europa Balcanica (Macedonia e Albania). Presso la sede centrale di Palermo lavora uno staff costituito da 11 persone.

L’Ong dispone a Palermo di un Centro di Documentazione specializzato costituito da circa 4.000 titoli fra libri e audiovisivi, in cui è possibile reperire materiali concernenti la realtà storica, geografica, politica ed economica dei Paesi in Via di Sviluppo; produce in proprio video, pubblicazioni, unità didattiche.

Al di là dei diretti finanziamenti a progetti il CISS ha realizzato collaborazioni e consulenze con diversi Enti locali e con l’agenzia delle Nazioni Unite denominata UNOPS, specializzate nella gestione dei progetti di sviluppo umano. In particolare il CISS ha contribuito alla creazione del “ Comitato Palermitano per la Cooperazione Decentrata”, nell’ambito all’Assessorato ai Rapporti Istituzionali del Comune di Palermo ed alle sue attività di cooperazione con la Tunisia, regione di Gafsa, Cuba, provincia di Granma e Repubblica Democratica del Congo, Regione del Sud Kivu.

Il CISS fonda il proprio intervento sulla convinzione che i rapporti fra i centri e le periferie del mondo vadano riequilibrati a vantaggio delle periferie, e che le problematiche del sottosviluppo in Italia e nei Paesi del Terzo Mondo abbiano una comune matrice di fondo, anche se non ne sono paragonabili gli effetti e le dimensioni; ritiene che fra tutti i sud del mondo vada condotta una riflessione, permanente, comune, e soprattutto basata sulle esperienze concrete, per trovare solidali vie di autodeterminazione.

La metodologia di base, che consideriamo qualificante per gli interventi del CISS, è il coinvolgimento e la partecipazione delle popolazioni organizzate destinatarie dell’intervento.

I progetti del CISS affrontano alcuni dei nodi cruciali dello sviluppo: lo sviluppo rurale integrale; la difesa dei diritti umani, in particolare dell’infanzia; la promozione del ruolo della donna; la produzione di reddito in zone marginali, urbane e rurali; le risorse idriche e ambientale; l’educazione.

I progetti prevedono, ordinariamente, diverse attività, strettamente connesse tra loro: l’elencazione che ne facciamo intende solo mettere in evidenza le principali fra di esse, quelle su cui il CISS ha lavorato di più e acquisito le maggiori competenze, ma esse non vanno considerate isolatamente né intendono essere esaustive.

Associazione Polis- servizi di promozione sociale

“Associazione Polis- servizi di promozione sociale”

C/da Bisaccia snc.

90047 Partinico (PA)

Tel.: 091 8781700

Fax: 091 8905986

e-mail: alfio_rubino@tin.it

L’associazione “POLIS- servizi di promozione sociale” è (stata) costituita da membri con una esperienza pluriennale nell’ambito di programmi comunitari. L’obiettivo è di promuovere lo sviluppo di un territorio e l’integrazione di giovani svantaggiati e gruppi a rischio di emarginazione. L’associazione è costituita da dieci membri attivi che a titolo volontario realizzano le varie iniziative dell’associazione; i membri fondatori hanno tutti collaborato a programmi comunitari come POVERTY, HORIZON, LEADER e GIOVENTU’.

Negli ultimi anni la POLIS ha iniziato una intensa collaborazione con altri partner europei nell’ambito del programma “Gioventù per l’Europa” e realizzato progetti di scambio per giovani disabili e ragazzi svantaggiati, studenti e disoccupati; ha realizzato inoltre viaggi di studio e progetti di formazione per formatori. Anche quest’anno l’associazione ha promosso uno scambio giovanile internazionale con giovani disabili e svantaggiati. Inoltre ha partecipato a due scambi tra circa cento giovani provenienti da dieci paesi europei,(titolo:Fairplay in Europe), promosso dall’ Internationale Bildungs-und Begegnungswerk Dortmund” (IBB) , realizzati nel 2001 in Francoforte e nel 2002 in Sarajevo.

Le varie iniziative hanno lo scopo di rafforzare valori come pace e solidarietà tra i giovani, di renderli capaci a confrontare le loro situazioni di vita, di riconoscere e difendere come valori fondamentali le differenze culturali e la democrazia e di combattere ogni forma di intolleranza, razzismo, violenza e emarginazione.

IMES: L'importanza dell'uso dei New Media nell'ambito del progetto

Principale obiettivo del progetto è trovare e sperimentare nuovi metodi di auto-apprendimento integrato e migliorare le capacità dei migranti e delle ong che lavorano su questo tema. Noi vogliamo sviluppare alcuni metodi anche nel campo dell’informazione e comunicazione tecnologica. Perché gli immigrati dovrebbero utilizzare le informazioni e la comunicazione tecnologica?

1. ICT è basilare per l’attività del progetto. Sarà utilizzato per lo scambio tra i partners del progetto e con altre organizzazioni e come importante strumento per l’integrazione degli immigrati nella società europea. Sarà anche utilizzato per la pubblicazione e la diffusione dei risultati del progetto e per permettere il dibattito internazionale sui risultati attraverso comunicati e videoconferenze. Noi puntiamo a costruire metodi e strumenti di auto-apprendimento a livello europeo che tramite un internet network possano essere condivisi e migliorati da altre ong che lavorano su questo tema.

2. In una società a tecnologia avanzata, per sentirsi effettivamente integrati e lavorare per l’integrazione nelle migliori condizioni, gli individui e le organizzazioni necessitano di una buona cultura nell’uso delle ultime tecnologie, specie nell’ambito della comunicazione. Noi lavoreremo con l’ICT per agevolare gli immigrati al contatto sia in Europa che in contesto extraeuropeo.

3. Attività principali saranno i seminari dove tutti i partecipanti individueranno i propri bisogni e saranno formati relativamente a questi ambiti. I temi e i metodi saranno condivisi da tutti i partecipanti e i partners utilizzando gli strumenti di ITC per creare e sperimentare nuovi metodi a livello europeo.

4. L’uso dell’ICT sarà uno dei punti importanti del progetto. La formazione sull’uso dell’ICT è importante per i nostri obiettivi sociali e ideologici e perciò è importante sostenere gli immigrati nel loro utilizzo. Obiettivo generale del progetto è migliorare la comunicazione superando le distanze; perciò faremo ricorso a vari generi di tecnologie.

Quali possibilità le nuove tecnologie possono offrire al nostro lavoro?

1. Internet

Il world-wide-web oggi è un punto fondamentale per reperire informazioni, tenersi in contatto, diffondere informazioni al pubblico e soprattutto discutere alcuni temi e scambiare opinioni, soprattutto sulle lunghe distanze. A noi preme cercare di motivare gli immigrati a utilizzare internet più spesso. Quali sono le barriere dell’hardware e del software? Quali sono i loro bisogni? Come dovrebbe essere costruito un website per rendere più semplice il suo utilizzo.

Per trovare nuove idee e soluzioni dobbiamo innanzitutto avere una visione generale delle possibilità che l’ICT e il world-wide-web possono offrire. Proveremo a identificare alcuni strumenti di ICT utili per gli immigrati e le ong, e anche per il nostro lavoro attraverso il comitato consultivo. In seguito creeremo nuove idee per la nascita del sito web- con un sostegno professionale- e verificheremo se sarà utilizzato da immigrati e dalle ong e successivamente apporteremo i necessari miglioramenti.

2. Televisione

La TV è il media più importante delle nostre società europee. Tuttavia l’utilizzo della Tv da parte degli immigrati è ben diverso da quello dei non migranti. Di solito gli immigrati vanno alla ricerca di notizie provenienti dal proprio paese, e tramite le antenne satellitari hanno la possibilità di veder i programmi TV trasmessi dal proprio paese d’origine. La conseguenza è che finiscono per avere meno contatti con il paese in cui vivono, non imparano a parlare la nuova lingua, rimangono chiusi nella propria cultura d’origine e non vengono a conoscenza di importanti informazioni sui paesi in cui risiedono.

Avremo modo di valutare se le descrizione di questa situazione è corretta, quali sono le ragioni alla base di questa “TV- Apartheid” e come possiamo mutarla.

3. Video-Publishing

Un modo per mutare questa mancanza è apprendere un uso attivo dei media. In quest’ambito la tecnologia video è fondamentale perché la TV rimane il mezzo di comunicazione più rilevante. La video produzione può essere un importante sostegno per gli immigrati per permettere loro di esprimere le proprie idee ed è facile da usare in ogni lingua. Potere far conoscere le proprie idee alla società civile attraverso apposite radio di comunità, TV station o Internet è una importante possibilità. Internet sta diventando il mezzo di comunicazione più veloce ed è già in grado di integrare anche i video-clips. Impareremo insieme come usare una videocamera, come produrre brevi film con il computer e distribuirli al pubblico attraverso internet, i media delle comunità o altri mezzi.

Il fine concreto di questa parte del progetto è addestrare all’uso attivo dell’ICT. Un esempio potrebbe essere quello di andare presso l’amministrazione centrale della città in cui si vive con una videocamera, intervistare su una specifica questione le persone responsabili, assemblarle insieme alle opinioni degli immigrati stessi, di alcuni specialisti ed altri in un unico video-reportage per poi trasmetterlo. Questo è solo un esempio di come si possa utilizzare questa tecnologia per lavori politici.

Ci sono poi molte altre possibilità che potremmo vedere insieme. Sono sicuro che ti divertirai in questa parte del lavoro. E’ una integrazione della discussione teorica con il concreto lavoro di progetto. Alla fine avremo interessanti risultati da sperimentare e pubblicare.

IMES: formazione sul political management

L’espressione political management ha un insieme di significati e di definizioni. Intendiamo lavorare in questo campo non secondo un approccio teorico ma utilizzando un approccio pratico per sviluppare le abilità dei partecipanti nel loro lavoro quotidiano. Sempre più di rado, sfortunatamente, i membri delle organizzazioni sociali danno il giusto rilievo agli aspetti organizzativi o agli aspetti di presentazione, pur essendo aspetti chiave affinché un’organizzazione sia in grado di perseguire i propri obiettivi – questa è la ragione per cui molte organizzazioni falliscono, soprattutto le ong. I nostri obiettivi sono: innanzitutto conoscere, discutere e confrontare i diversi modi di curare questi aspetti nel lavoro quotidiano dei membri dei comitati consultivi delle ong e, in secondo luogo, suggerire alcune modifiche e strutturare un sistema di valutazione degli stessi. Per questa ragione noi proponiamo un lavoro molto partecipativo e con un piano generale: durante il primo anno i membri del comitato consultivo nazionale – e in seguito i tre comitati consultivi dei diversi paesi attraverso internet- dovrebbero stabilire una lista di argomenti da affrontare e le modalità con cui vogliono affrontarli.

Nella lista dovrebbero esser inclusi quegli aspetti, in comune con altre ong o specifici, con cui le organizzazioni devono confrontarsi per raggiungere i loro obiettivi, per assicurare la continuità del proprio lavoro , la capacità di lavorare all’interno della società.

Proponiamo tre gruppi di aspetti:

· Aspetti strutturali (professionisti-volontari, direzione politica-direzione esecutiva, membership, processi di decisione, rinnovamento, questioni finanziarie)

· Relazione esterne (con altre ong, con la stampa, con partiti politici…)

· Relazioni istituzionali (dal locale alle amministrazioni europee, alle istituzioni private, alla società civile)

La nostra proposta è che ogni partecipante prepari un piccolo report su come la sua organizzazione affronta questi temi illustrando i vantaggi e gli svantaggi dell’approccio utilizzato. Un metodo che implica che ogni partecipante sottoponga la discussione su questi argomenti alla propria organizzazione. Della lista riportata, devono essere scelti 2 o3 argomenti.

In una seconda fase saranno organizzati dei seminari per permettere alle varie organizzazioni lo scambio di informazioni e di discutere i vantaggi e gli svantaggi degli approcci utilizzati, non con l’idea di stabilire se ve ne sia uno migliore di altri, ma affinché tutti i partecipanti e le organizzazioni possano imparare dagli altri e introdurre alcuni cambiamenti nel loro modo di lavorare al fine di migliorare la propria efficienza. Ai seminari saranno presenti alcuni esperti per aumentare le nostre conoscenze in questi ambiti e migliorare le nostre abilità. A conclusione dei seminari i membri del comitato consultivo stabiliranno quali cambiamenti le loro organizzazioni vorranno introdurre nel proprio modo di lavorare e i metodi per valutarli. Tale proposta e la metodologia scelta per la valutazione saranno accordate a livello europeo.

La terza fase consiste nello scambio tra le varie organizzazioni riguardo ai risultati ottenuti. A conclusione produrremo un compendio (un manuale pratico) dei temi che noi consideriamo importanti per coloro che vogliono avere un ruolo attivo nella società e per le ong che necessitano di maggiori informazione e di una più ampia cultura sui 2 o 3 temi scelti e sulla metodologia per la valutazione.

Un esempio pratico

La nostra idea è che se, per esempio, il comitato consultivo ritiene che sia importante per tutte le organizzazioni includere le relazioni con i media (argomento cruciale nel nostro mondo globale e per cui non esiste una facile soluzione), questo tema potrebbe essere scelto come uno dei due o tre temi da sviluppare in profondità. In questo caso i membri del comitato consultivo dovranno illustrare e discutere i diversi approcci utilizzati dalle loro organizzazioni per affrontare questo tema. Si potrebbe richiedere la partecipazione di un esperto della comunicazione o di un giornalista per sviluppare alcuni specifici aspetti per cui i partecipanti necessitano maggiori informazioni o di discutere. I partecipanti troveranno degli strumenti comuni per la valutazione dei cambiamenti che vogliono introdurre nel lavoro quotidiano delle proprie organizzazioni in questo ambito. Durante il terzo anno si potranno tenere dei seminari per agevolare lo scambio delle diverse esperienze e dei risultati ottenuti a seguito dei cambiamenti e se necessario, si potrebbe discutere delle correzioni riguardo agli strumenti per la valutazione dei cambiamenti.

IMES: Nuovi disposizioni e metodi educativi per l'integrazione delle persone immigrate nella società europea

Perché questo progetto?

In futuro più del 20% della popolazione dell Unione Europea verrà da altri paesi. Se vogliamo mantenere e migliorare la nostra coesione sociale e la partecipazione civica, l Europa deve sviluppare un grande processo d integrazione ed abbiamo bisogno di una cittadinanza Europea attiva per gli immigrati.

Un processo di piena integrazione ha bisogno di due gruppi di protagonisti: i “vecchi” cittadini ed i “nuovi” cittadini, entrambi i gruppi però devono avere stessi strumenti e conoscenze per poter sviluppare questo processo. In questo lungo processo le ONG, quali rappresentanti della società civile, devono avere un ruolo chiave. Obiettivo del progetto è trovare e sperimentare, attraverso l’auto-apprendimento, nuove metodologie per migliorare le capacità e le competenze sociali, pedagogiche e culturali, l‘ICT ed il political-management di immigrati e nonQual è lo scopo?

Questo progetto Europeo si basa su l educazione per adulti ed apprendimento di lunga durata tenendo presente quello che Ghandi ha detto. The aim is the way;. Proprio intervenendo dall inizio i partecipanti possono avere un importante influenza sul progetto. Vogliamo offrire dei seminari dove i partecipanti procederanno al riconoscimento dei propri bisogni nel campo delle Competenze Socio-Culturale, del Politic Management e dei New Media. Saranno formati a partire da questi bisogni. Temi, metodologie, ecc. saranno preparati e condivisi da tutti i partecipanti ed i partner, usando lo strumento dell ICT per sviluppare e trovare una reale metodologia Europea. Infine speriamo di trovare un metodo Europeo e di fornire uno strumento di auto-integrazione per gli immigrati attraverso un internet network, che possa essere condiviso e migliorato da altre ONG Europee che lavorano su questi temi.

Chi può partecipare?

In Spagna, Italia e Germania saranno organizzati Advisory Boards nazionali, con esperti e moltiplicatori che lavorano nel campo dell immigrazione. L Advisory Boards sarà bilanciato sia per quello che si riferisce alla nazionalità sia per genere. L Advisory Boards nazionale di ognuno dei tre paesi condividerà le sue idee via internet e con l aiuto dei coordinatori svilupperà metodologie e strumenti nel campo delle Competenze Socio-Culturali, del Politic Management e dei New Media. Ogni Advisory Board avrà 10-15 partecipanti provenienti da 8-10 organizzazioni e lavorerà insieme per due anni. Al terzo anno i seminari saranno aperti ad altri partecipanti

Quali sono le fasi del progetto?

Durante il primo anno l Advisory Boards nazionale si occuperà di individuare la carenza d informazioni ed i bisogni relativi ai tre temi per poter fornire i mezzi necessari a superarli. Quindi durante quest anno si condivideranno le idee a livello nazionale ed internazionale e sarà una fase di apprendimento per i moltiplicatori. Durante il secondo anno gli strumenti individuati saranno provati in seminari gestiti dai moltiplicatori. I workshop saranno aperti a più partecipanti per testare i moduli di apprendimento, correggerli e renderli più efficaci. Al terzo anno si lavorerà con gli immigrati per migliorare le loro conoscenze, saranno prodotti dei data bases, con le informazioni di cui si ha più necessità, e dei websites che saranno distribuiti in tutte i punti chiave.

Perché abbiamo bisogno di te nell Advisory Board?

Nell Advisory Boards nazionale lavoreranno esperti e specialisti che conoscano i bisogni del gruppo target: gli immigrati. L Advisory Board è utile al tuo lavoro professionale. Puoi prendere contatti e condividere un network a livello nazionale ed internazionale per scambiare le tue idee e ricevere consigli per poter svolgere meglio il tuo lavoro. Il progetto vuole aiutare a rafforzare ed aumentare le tue conoscenze in questo campo. Riceverai un certificato di partecipazione ad una progetto Europeo. Potrai usare i risultati e gli strumenti appresi per il tuo lavoro quotidiano.

IMES: Competenze socio culturali

Quali competenze e metodologie sono necessarie nelle associazioni ed organizzazioni per:

avvicinare le persone immigrate affinché facciano parte della nostra

associazione

creare progetti che possano facilitare l’integrazione delle persone immigrate

nella società europea

apprendere come realizzare un progetto con buone probabilità di successo Le competenze che ci permettono conseguire questi obiettivi li possiamo dividere in due gruppi:

- Competenze individuali e di gruppo che permettano un buon funzionamento organizzativo in un contesto interculturale:

tecniche di lavoro di gruppo: discussione diretta, discussione di casi, role-playing, phillips 66, conversazione simultanea, il metodo dei sindacati, brain storming, commissioni, approfondimento di problematiche, il pannello, tecniche di counselling, la tavola rotonda, i forum, ecc.

Conoscendo alcune di queste tecniche si può rendere più facile ed ottenere:

un buon apprendimento dei concetti e degli obiettivi comuni

la partecipazione di tutti i membri del gruppo

la comunicazione come base di sviluppo dei progetti di gruppo

la presa di decisione attraverso il consenso

l’adeguamento ai cambi interni e del contesto circostante

Questi aspetti generali sono necessari per qualunque organizzazione che pretenda essere efficace e lavorare con una impostazione di partecipazione democratica. Su queste tecniche già esistono molti studi, inoltre la maggior parte dei partecipanti già le utilizza nel proprio lavoro quotidiano (ed )oltre ad avere delle strategie proprie, per questo si raccomanda:

un interscambio delle differenti esperienze dell’advisory board per analizzare:

- quali difficoltà sorgono lavorando in gruppo quando interveniamo in un contesto marcato dalla diversità.

- come dobbiamo adattare queste tecniche quando le applichiamo in un contesto interculturale

- Competenze socio-culturali che ci permettano d’inserire nei nostri progetti i bisogni delle persone immigrate.

In questo caso si vuole definire l’elaborazione di protocolli d’intervento, con attività e strategie, che ci permettano di:

Contattare persone immigrate che non appartengano a nessuna organizzazione, tenendo in conto:

- Ciò che non devo mai fare

- Ciò che devo conoscere prima di rivolgermi a queste stesse persone (aspetti culturali, sociali, d’identità, ecc., che siano individuali o collettivi)

- Ciò che il mio progetto offre che possa risvegliare l’interesse per queste persone.

Ottenere il coinvolgimento di queste persone per sviluppare un progetto comune

- Come adattare e trasformare il “mio” progetto nel “nostro” progetto

Mantenere sostenibile il progetto

- Meccanismi per riconoscere i cambiamenti che si vanno dando

- Quali sono gli elementi che non dobbiamo mai dimenticare di osservare ed analizzare, dato che possono condizionare le nostre attività

Con questi due blocchi di elementi si possono creare metodologie e strategie efficaci per la realizzazione di progetti che facilitino l’integrazione degli immigrati nella società europea.

Un esempio su ciò che si vuole conseguire:

Immagina che l’advisory group si renda conto della mancanza d’informazione da parte degli immigrati sui propri diritti e doveri; a questo punto possiamo proporre di realizzare un corso di formazione.

Modulo formativo per immigrati in materia sociale:

Finalità: partecipare allo sviluppo del diritto all’educazione ed alla formazione di adulti immigrati, come forma democratica d’integrazione sociale e di sviluppo individuale e comunitario.

Obiettivi:

- conoscere la realtà politica, sociale ed economica del paese;

- prendere coscienza di qual è la situazione in cui si trovano come collettività;

- prendere coscienza di qual è la situazione in cui si trovano come individui;

- conoscere quali sono i propri diritti e doveri;

- saper utilizzare gli strumenti esistenti per difendere i propri diritti e compiere con i propri doveri;

- conoscere, comprendere e saper interpretare lo statuto del lavoratore e la legge sugli stranieri del proprio paese;

- lavorare sulle capacità del gruppo e dei singoli individui a livello cognitivo ed affettivo/emozionale.

Prima di continuare con i contenuti e l’organizzazione delle sessioni di questo corso dobbiamo:

- Definire il profilo dei destinatari.

- Cercare persone che ci servano da punto di contatto con i destinatari dell’azione.

Immagina che i destinatari di quest’intervento sia il collettivo di donne maghrebine, soprattutto quelle donne che sono appena arrivate per il raggiungimento familiare e non hanno ancora alcun tipo di rete sociale; i mariti sono tutto il giorno a lavoro e loro restano in casa per mancanza d’informazione su cosa possono fare o con chi.

Quello che realmente ci interessa è arrivare a questo donne ma il punto è:

Come arriviamo a queste persone?

Quali meccanismi utilizziamo?

Cosa dobbiamo sapere di loro?

Cosa dobbiamo modificare nei nostri schemi di comunicazione, di relazione, ecc., affinché queste persone si sentano a loro agio?

Quali spazi di relazione e d’incontro dobbiamo proporre, modificare o inventare?

Queste sono le domande per le quali dobbiamo trovare strumenti. Nonostante il modulo preso come esempio sia interessante ed utile dobbiamo riuscire ad arrivare a chi più ne ha bisogno e poter ascoltare dalla loro voce qual è la realtà. Questa è la sfida di questo progetto, se non scopriamo quale sono le reali necessità di queste persone e come arrivare a loro creeremo informazioni e strumenti utili solamente a scrivere un libro ma non a collaborare al miglioramento della loro partecipazione democratica.